Design marittimo

Un faro all’entrata di un porto, immaginiamo. Quante imbarcazioni saranno passate davanti alla sua lanterna, sia di giorno che di notte? Migliaia.

Pensiamo di essere quel faro e di ricordarcene solo alcune (per non fare un elenco troppo lungo). Quali tornano alla mente? Beh, se parliamo in ordine di tempo, navi come le caravelle, i velieri non si possono dimenticare; le fregate moderne, gli incrociatori, un raro avvistamento di una portaerei, le formiche del porto, cioè i rimorchiatori, i palazzi galleggianti come le navi da crociera o le pixellate (quando cariche) navi porta container, per esempio. Se andassimo a ricercare però quelli che sarebbero gli esempi di nautica raffinata, sopratutto dal punto di vista tecnico-stilistico, sicuramente la mente andrebbe a ricercare (a parte alcune eccezioni) immagini relativamente più recenti e particolari, sfuggendo a quella che fino ad ora è stata una semplice e generica catalogazione di categorie di imbarcazioni (es. caravella, nave da crociera, incrociatore ecc.).

Una lezione di storia non è nell’intento di questo articolo, però come si può non citare un mito come il motoscafo Aquarama, prodotto da Carlo Riva negli anni Sessanta. Semplicemente un simbolo del design. Un oggetto dalla linea ormai eterna, come un archetipo. Ma perché lo “stradivari delle barche” è arrivato a diventare un’icona del design?

Quando Carlo Riva iniziò la progettazione del suo motoscafo ci fu un qualcosa in più che aiutò il concepimento di questo gioiello.

Riva Aquarama Lamborghini - 1 (1962)
Riva Aquarama (1962)

Lo slogan che venne scelto per la sua uscita era “Sole, mare, gioia di vivere!” ed appunto è proprio quest’ultima frase che ci mostra quello che fu il surplus che permise a questo progetto di nascere così, meravigliosamente affascinante, come un sogno che si tramutò in realtà.

L’Italia del dopoguerra voleva ripartire, dopo tutto quello che aveva subito, mossa da un sentimento comune di rinascita. Il futuro, la speranza di ricominciare a vivere alimentava la gioia e la voglia di fare delle persone. Passando per gli anni Cinquanta e Sessanta anche il Sig. Riva si ritrovò dentro a questo clima e così anche lui fu contagiato nel proprio inconscio. La voglia di libertà, la visione di un ideale. L’Italia, grazie al suo sviluppo, grazie alla sua gente rinacque. Era il periodo della “Bella vita”.

Ecco perché il Riva Aquarama è un prodotto meraviglioso; esso incarna tutti quei valori che l’Italia dell’epoca ha saputo gridare al mondo. Quella voglia di libertà, di ritorno alla vita; il tutto plasmato, grazie alla forte tradizione dei maestri d’ascia, in un volume di otto metri e più di mogano. Una linea pulita, dinamica ed elegante che sembra sfilare via nell’acqua, in quella che è la sua stessa scia. Un oggetto per solcare le acque, spinto oltre che da un potente motore, anche da quella che è stata la sua ispirazione e da quei principi che lo hanno portato a nascere così com’è. Bello, filante e puro. Un icona messa in acqua rappresentante uno stile di vita, un concetto; tutto questo trasformato in un progetto valido che è arrivato più forte che mai fino ad oggi.

E la nautica dei nostri giorni come è messa? Dal punto di vista della tecnica direi egregiamente. Dal punto di vista del Design? Oggettivamente oggi abbiamo una moltitudine di tipi di progetto. Si va da quelli che fanno riferimento alle imbarcazioni classiche, ai prodotti puramente funzionali, fino a quelli più estrosi che in molte occasioni restano soltanto sulla carta.

In tutto questo c’è una questione che vogliamo portare alla luce, almeno per quanto visto fino ad ora. Tra tutte le imbarcazioni odierne presenti in mare ce ne sono veramente poche che spiccano per il loro Design inteso dal punto di vista più alto del termine, proprio quel tipo di Design che ha portato Riva a concepire un modello come l’Aquarama.

Attenzione, non si intende dire che per essere un prodotto dal Design eccelso si deve avere lo stesso stile del motoscafo Riva. Stile e Design sono due concetti vicini ma diversi.

Il Design che intendiamo noi si riferisce a progetti che per prima cosa siano ancorati su sentimenti, valori, visioni e ideali. Se si parte da concetto di voler realizzare qualcosa solo per concepire un nuovo prodotto allora non si parla di vero Design. Quello che si vede nella nautica (senza considerate tutte quelle navi che vengono realizzate per scopi puramente funzionali) attualmente, in gran parte sono progetti validi ma che dal punto di vista dei contenuti estetici e del linguaggio non sono niente di più di ottimi esercizi di stile.

Facciamo degli esempi.

Questo nell’immagine sottostante è il mega yacht Y708 di Oceanco.

The Y708 Oceanco Yacht (2016)
Oceanco – Y708 Yacht (2016)

Abbiamo preso questo yacht come esempio ma ne potevano essere scelti moltissimi altri simili (anche di dimensioni molto più piccole). Una bellissima imbarcazione certo, dalla linea pulita e contemporanea. Ma la domanda è: Dove è l’ideale? Il sentimento? (qualsiasi esso sia). Questa forma non è uguale ma è certo simile a tante, tantissime altre barche del passato e del presente. Se si aumenta o si diminuisce la scala può essere quasi come una nave da crociera elegante oppure come yacht di 18 metri. Che sia l’armatore ad improntare la strada da seguire per la progettazione o il designer, dovrebbe esserci sempre un principio sul quale si basa il tutto.

E’ importante che si capisca che ogni progetto è un entità a se, come un figlio che ha vita propria e non sarà mai uguale in tutto e per tutto ad un altro. Ogni progetto ha le sue richieste e le sue caratteristiche e perciò anche quello di un’imbarcazione. Quindi perché cercare di replicare certi aspetti formali. Seguire le mode non fa bene al Design; quando questo è ben riuscito anticipa i tempi, non li segue.

Prendiamo altri esempi:

Palmer Johnson 48 Yacht - 1
Palmer Johnson -Yacht Supersport 48 (2014)

Aggressivo e possente. Questo è quello che sembra a primo impatto il Supersport 48 della Palmer Johnson. Lo stile è in linea con quello che attualmente è in voga, per esempio, nel mondo automobilistico per alcune case costruttrici (es. Lamborghini nelle supercar o Toyota per quelle più accessibili).

 

Forme molto aggressive, spigolose, dure, hi-tech, un po’ alla “Transformers”. E’ questo il filone che quelli della Palmer Johnson hanno cercato di seguire. Il risultato è quello che vedete nella foto dell’imbarcazione precedente.

Dal vivo sicuramente lascerà a bocca aperta come prima impressione, data la sua dimensione e aggressività, però se si analizzano i volumi più a fondo possiamo dire che le linee potevano essere studiate meglio e sicuramente sintetizzate per arrivare ad un volume meno “carico”.

Non si può negare che qui adesso siamo nella sfera più soggettiva, stiamo parlando di aspetto. Per questo ognuno ha le proprie preferenze. Il concetto cardine di questo yacht è la sportività; sicuramente la forma lascia trasparire molto chiaramente questo intento, e questo è un aspetto riuscito. A parere puramente soggettivo però questa sportività e aggressività poteva essere armonizzata meglio cercando di togliere un po’ quello che è il “troppo” nel rapporto tra i pieni e i vuoti e tra i volumi nel loro complesso.

Dodici anni prima dell’uscita del Supersport 48 fece la sua prima comparsa nei mari il WallyPower 118, uno yacht molto più piccolo del citato Palmer Johnson ma, dal punto di vista del design, rende bene l’idea riguardo quello di cui abbiamo parlato.

Il disegno del WallyPower 118 riesce ad esprimere in maniera magistrale la propria essenza e lo fa utilizzando poche linee le quali sono in piena sintonia tra loro, come fosse una lama scura che sembra tagliare l’acqua.

Jet F117
Lockheed F-117 Nighthawk (1981)

Osservandolo sembra quasi “lo stealth dei mari”, infatti riporta alla mente il famoso jet militare F117.

Wally ha anticipato i tempi proponendo delle nuove forme nel proprio settore; è riuscito a cambiare i canoni formali facendo dunque così da apripista ai suoi successori. Sono appunto, come detto precedentemente, questi volumi squadrati, spigolosi e dinamici che caratterizzano il linguaggio di uno dei filoni attuali del design, che sia nella nautica, nel mondo delle auto o in altri ambiti. Quando questo uscì il salto fu abbastanza brusco; principalmente in mare erano presenti molte barche dalle linee più morbide, poi successe che arrivò questo “oggetto non identificato” (UFO in inglese) e da allora l’immagine del mercato iniziò a cambiare.

Andiamo avanti.

Attualmente sembra che per alcuni il mondo della nautica sia “in collegamento” con quello automobilistico, esistono infatti vari esempi di progetti di imbarcazioni che sono direttamente ispirati dalle caratteristiche di alcune auto o dai tratti tipici di un marchio. Si vuol portare in mare quelle che sono le linee viste su strada. Così facendo (ribadiamo il concetto) non viene fatta un’azione dal punto di vista del puro Design, questo vuol dire essenzialmente fare dello stilismo. In proporzione è un po’ come accade nel mondo della moda.

Una giacca è sempre una giacca, però c’è chi la interpreta in un modo e chi in un altro. Hugo Boss ha il suo stile, come lo ha Gucci, Valentino, Dolce e Gabbana, Dior, ecc.

Poi capita che qualcuno porti qualcosa di veramente innovativo e allora ecco che anche il settore della moda può svoltare; basta pensare a cosa fece madame Coco Chanel a suo tempo.

Riprendiamo da dove eravamo. L’immagine che segue ne è un esempio.

Motoscafo Mercedes (2015)
Silver Arrow Marine – Arrow 460 Gran Turismo (2016)

Questo è Arrow 460 Granturismo, lo yacht firmato Mercedes-Benz.

Come linee non si discute, le forme hanno la giusta andatura, belle dinamiche e al tempo stesso eleganti, il tutto sovrastato da quell’abitacolo in stile coupé. Uno yacht impeccabile e nuovo. Però non possiamo non notare che si tratta di un eccelso esercizio di stile, proprio quello stile che contraddistingue attualmente le auto marchiate con la stella a tre punte. Questo è quello che può essere definito “family feeling oltre genere”, proprio perché vengono esportate le caratteristiche formali che un brand ha fatto sue per poi esportarle verso altri tipi di prodotti. Tra un po’ di anni potremmo arrivare fino al punto di avere addirittura una serie di portascopini in stile Mercedes.

La mania esasperata del “family feeling” porta pian piano a scemare quello che è il vero e puro istinto creativo di un designer e questo è quello che si appoggia su quei valori di cui abbiamo parlato precedentemente. Una visione, sopratutto quando punta ad un concetto futuro, è facile che resti imbrigliata in quelli che sono i canoni stabiliti dai vari dettami dei centri stile. Prendendo ancora in prestito riferimenti provenienti dal mondo delle auto, oggi sono molto di moda per esempio i SUV, e infatti i vari progettisti si trovano incaricati di svilupparne di nuovi seguendo quelli che sono i trend, le mode del mercato e le caratteristiche di un marchio. Dove è finita la voglia di cambiare o di sbalordire? Esisteranno ancora designer in grado di avere una visione indipendente? I centri stile si chiamano così perché appunto fanno troppo spesso dello stilismo, non puro Design.

Guardandoci indietro vediamo per esempio la Lamborghini Countach, il prototipo fu presentato nel 1971 eppure la produzione della Miura cessò ben quattro anni dopo. Due modelli completamente differenti con la Countach che fu rivoluzionaria sotto molti aspetti.

Come nell’attuale mondo del Design, un po’ allo stesso modo sta succedendo anche in quello dell’architettura, con i progetti di Zaha Hadid. Lei è uno degli architetti, insieme anche a gente come Gery, che ha rivoluzionato l’architettura e il modo di concepirla, con forme organiche, fuori da ogni logica razionalistica.

Con il passare del tempo le loro forme si sono affermate sempre più arrivando a costruire mega progetti in tutto il mondo. Edifici straordinari, è innegabile; alcuni più riusciti altri meno. Pensando al modo di progettare di Hadid, dalla stazione dei pompieri del Vitra fino ad oggi, si nota come lei sia rimasta bene o male sempre ancorata al proprio linguaggio architettonico così da creare come un vero e proprio marchio.

Ecco che è l’Archistar che si pone al centro e non più il suo progetto. Questo acquisisce immediato valore perché realizzato da, non solamente per meriti relativi alla costruzione.

Anche lo Studio di Zaha Hadid ha progettato il proprio concept di uno Yacht.

Arrivati a questo punto possiamo ipotizzare un semplice gioco:

Immaginate, se Hadid progettasse uno yacht come sarebbe?

Fate qualche bozzetto veloce veloce.

Vediamo i risultati: Alan ha immaginato qualcosa di molto vivicino al concept originale, Giacomo ci è andato abbastanza vicino, Roberto non tanto, il bozzetto di Marta era quasi identico (poi ha confessato di aver già visto l’oggetto in questione), Jane anche lei ha realizzato qualcosa di simile.

Zha, Jazz
Blohm+Voss – Unique Circle Yacht (2013)

Naturalmente stiamo scherzando. Questa azione ci è servita soltanto per far capire quanto adesso, per certi studi o aziende, sia quasi più importante l’imposizione del proprio linguaggio stilistico piuttosto che l’elaborazione di una forma unica che nasca pensando solo ad un determinato progetto. Così facendo un prodotto deve seguire certe forme principalmente per mantenere l’identità stilistica di chi lo ha realizzato. L’imbarcazione di per se comunque è estremamente diversa e nuova, come forma, rispetto alle altre, soggettivamente può piacere o no ma è inconfondibilmente “Zaha Hadid style”.

I progetti possono essere più o meno validi, non è qui che intendiamo fare delle critiche su certe scelte, è innegabile però che lo stile Hadid spesso prevalga perché appunto ormai è considerato da molti comunque uno status. Il “progetto marchio”, un po’ per esempio, come le borse di Louis Vuitton dove ormai è il brand che aggiunge valore all’oggetto e non il contrario.

Citando il buon Philippe Daverio, il vero Design è utopico.

Difficilmente si appoggia su caratteristiche stilistiche già definite che si ripetono tutte le volte che si progetta.

Ecco che ora dobbiamo arrivare a citare chi sicuramente è, che si voglia o no, uno dei simboli in carne ed ossa del Design odierno. Philippe Starck.

Pensando alla sfera soggettiva, le sue creazioni possono piacere o meno, quello che vogliamo arrivare a discutere però è come Starck abbia interpretato i vari progetti di yacht in maniera diversa rispetto ad altri. I suoi lavori, fino ad ora, non sono identificabili in forme volutamente simili se non per specifiche esigenze. Certo, bene o male negli esempi che verranno mostrati successivamente, si nota quello che è il carattere del design, si nota una certa pulizia delle forme, dove viene tolto tutto ciò che è considerato superfluo.

Questo mostrato di seguente è lo yacht Venus, commissionato da Steve Jobs e realizzato nel 2012.

Feadship - Venus Yacht (2012)
Feadship – Venus yacht (2012)

Realizzato un anno dopo la scomparsa del fondatore della “Mela”, il progetto di Venus fu però commissionato qualche anno prima. Così Starck e Jobs entrarono in contatto e vennero stilate quelle che dovevano poi diventare le caratteristiche principali di questa imbarcazione. Ecco qui che si mostra l’abilità del designer. In linea di massima sappiamo quali sono le visioni che mossero il fondatore della Apple, sappiamo quale design rispecchia quella che era la sua azienda ed il suo credo, eppure questo yacht non assomiglia a qualche prodotto o a qualcosa che possa essere marchiato con la mela. Molti probabilmente sarebbero caduti nel tranello di arrivare a concepire un’imbarcazione che riprendesse gli stilemi che contraddistinguono un oggetto come l’iPhone (per citarne uno), invece con Venus si mantengono certe ideologie le quali vengono interpretate così come le vediamo. I volumi sono rigorosamente puliti, niente è di troppo. Le linee si sviluppano attraverso geometrie pure. Lo scafo è un triangolo con le ipotenuse leggermente curve per l’idrodinamica; sulle murate è caratterizzato da una striscia vetrata che va ad intersecarsi perpendicolarmente con la prua, la quale è a sua volta caratterizzata da un’altra striscia verticale cromata. Il ponte è perfettamente piano e posto “a filo” con il bordo dello scafo. Sopra i due volumi rettangolari in vetro si alternano agli esili piani orizzontali delle coperture; il tutto in linea senza mai perdere l’equilibrio. E ecco che è in esempi come questo che esce fuori tutta la verità del famoso detto mietiamo “less is more”.

Quattro anni prima fu varata un altra creatura di Stark (in collaborazione con Martin Francis). Lo yacht A.

Un progetto avveniristico, dalle forme totalmente insolite al mondo delle imbarcazioni di lusso.

Motor Yacht A (2008)
HDW – “A” yacht (2008)

Tutto quello che vediamo qui sembra riportare alla mente quello che è il mondo dei sommergibili. Uno scafo dalla linea filante che, con quella prua “ribaltata”, sembra stia soltanto aspettando il momento giusto per immergersi, tutto questo poi è sormontato da un importante volume che si sviluppa principalmente in verticale. Una torretta ingrandita caratterizzata da tre grandi strisce vetrate. E’ qui poi che vengono integrati in maniera molto fine gli impianti di scarico e il resto degli impianti radar e di comunicazione. Non sappiamo dirvi però se poi lassù si nasconde anche qualche periscopio per le immersioni, attendiamo aggiornamenti al riguardo.

Anche qui comunque un cambio netto. Nessuno yacht concepito fino ad ora somiglia ad “A”. Ovvio è il richiamo ai sommergibili, è proprio questo fatto di aver trasportato nel mondo delle imbarcazioni di lusso delle forme inerenti ad un altro contesto che rende unico questo progetto. Come abbiamo ripetuto però non basta importare, bisogna avere una visione ed elaborarla per farla rendere al meglio. E’ così che nasce un altro capolavoro su acqua. La forza di riuscire, con poche linee, a creare un prodotto dall’immagine forte e unica; questa è stata la bravura dei designer.

Arrivati a questo punto sembrava che il magnate russo, proprietario di “A”, fosse soddisfatto del fatto di essere il possessore di una delle imbarcazioni più iconiche della nostra epoca, invece no. A marzo del 2011 il Sig. Andrey Melnichenco commissiona ai cantieri tedeschi di Nobiskrug il più grande yacht a vela e a motore mai realizzato fino ad ora. Per un progetto di simile portata si è rivolto ancora una volta al creatore del suo precedente yacht. Dalla sua matita è uscito un prodotto che ancora una volta ha sbalordito, per alcuni positivamente per altri negativamente, il mondo della nautica. E’ febbraio del 2017  che questo maestoso oggetto viene consegnato al proprio committente.

 

Sailing Yacht A - 1 (2017)
Nobiskrug – “A” Sailing yacht (2015)

Numeri da capogiro per il nuovo “A”. 142 metri di lunghezza per 90 di altezza (contando gli alberi), otto ponti ed un pescaggio di ben 10 metri, per un totale di 400 milioni di euro. I materiali utilizzati sono certamente all’avanguardia: alberi in fibra di carbonio, scafo in alluminio con inserti sempre in fibra di carbonio per alleggerire la struttura, ponti in teak e vetri a prova di bomba. La chiglia è poi dotata di una vetrata composta da una delle più grandi lastre di vetro curvo mai costruite, con una superficie di 18 mq per l’osservazione subacquea. La sua propulsione è a eliche orientabili mosse da due motori ibrido-diesel per una velocità massima di 21 nodi. Questi sono i dati certi. Noi esterni non sappiamo ancora invece come si comporti precisamente questa imbarcazione con le vele spiegate per una navigazione consentita soltanto dalla forza del vento.

Uno yacht che indubbiamente ha trovato come fare per far parlare di se, non c’è dubbio. A rappresentare questi numeri esorbitanti c’è quella che è la sua forma ed è proprio questa che ha creato più fermentazione nel settore. A leggere varie recensioni si capisce che i molti che lo hanno giudicato o lo amano o lo odiano. Quello che c’è di certo è che questo progetto di Stark sia indubbiamente una novità senza precedenti.

Sailing Yacht A - 2 (2017)
Nobiskrug – “A” Sailing yacht (2015)

Osservandolo sembra quasi ricordare in lontananza le sembianze di un galeone, un galeone avanguardistico. In comune con il suo fratello “A” motor yacht ha il fatto di essere riuscito ad interpretare un concetto con poche linee raffinate, andando a creare dei volumi puliti e iconici. Si può notare come dalla prua si sviluppino le forme le quali poi, man a mano che scorrono, si aprono sempre di più come a creare un effetto ventaglio.

Una mole imponente alleggerita da questi profili che vanno ad espandersi verso poppa. Si crea così un effetto di “leggerezza” il quale sembra assecondare quello che è il flusso del vento durante la navigazione. Un progetto ben elaborato dal punto di vista del Design. Un’imbarcazione così grande resa identificabile, diversa da tutte. Un corpo unico che nella sua enormità riesce a legare tra se tutte le sue parti senza mai farle risultare eccessive e troppo elaborate. Una forma che, a partire dalla prua, abbraccia tutti quelli che sono gli spazi interni per andare a integrarli in questo “involucro” fatto a ventaglio e che sembra esser stato plasmato dal vento. Nel complesso visivo d’insieme gli alberi generalmente solo gli elementi che entrano in contrapposizione con l’orizzontalità dello scafo; qui su “A” però anche per questi il concetto non cambia. Elementi dalle dimensioni non certo minute si ergono imponenti sopra al corpo dell’imbarcazione, nonostante questo però riescono ad avere la propria eleganza riportata in una forma molto singolare. Strutture sinuose, dalla enfasi pronunciata, le quali vanno verso l’alto a chiudere il tutto in una punta che, come un becco, si rivolge tra cielo e mare. Sembrano quasi come se avessero una personalità propria. Si ergono lì, partendo dal ponte principale, fieri, “mento” in alto e rivolti con lo “sguardo” in avanti, come fa chi ama il mare e si vuol godere quelle che sono le sensazioni uniche che solo il navigare riesce a dare.

Ed ecco che si ritrovano quei principi con cui eravamo partiti. Il sentimento, l’ideale, la visione, una vita. Tutto ciò da armonizzare insieme nella tecnica di un progetto.

Questo è Design.

 

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